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Luoghi e percorsi per persone con disabilità
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Itinerari

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SelinunteIl sito di Therme Selinuntine, l'odierna Sciacca, faceva parte del territorio di Selinunte (VII-IV secolo a.C.), oggi raggiungibile seguendo le indicazioni per Trapani sulla S.S 115, a 30 km. Ad occidente di Sciacca.
Nel parco archeologico di Selinunte è possibile ammirare, tra gli altri, il Tempio di Giove o Zeus che, per le sue proporzioni, era, assieme al Tempio di Zeus di Agrigento uno dei più imponenti dell'antichità.
Dall'altro versante, seguendo le indicazioni per Agrigento, sempre sulla S.S 115, incontriamo Eraclea Minoa (VI-II secolo a.C.), dove è possibile ammirare il teatro greco del IV secolo a.C., quindi Agrigento, celebre soprattutto per la Valle dei Templi.
AgrigentoA nord di Sciacca, presso Sambuca, è stata scoperta la città greco-punica di Adranone, che conserva ampi tratti della cinta muraria, la necropoli con sepolture monumentali quale la “Tomba della Regina”, e vasti brani della città antica riportati alla luce nella seconda metà del novecento.
MelqartDal ritrovamento di alcune monete bronzee con l'effige della testa di Demetra e il cavallino è da considerare sito punico anche la città di Rocca Nadore nelle vicinanze di Sciacca, raggiungibile dalla S.S per Caltabellotta.
In contrada Anguilla, nella vicina Ribera, sono state ritrovate numerose tombe a tholos del secondo millennio a.C.
La stessa Sciacca presenta diversi siti d'interesse archeologico: il Colombario (complesso funerario) di Grattavoli (XII secolo a.C. ca); la necropoli di Tranchina (XII secolo a. C. ca); la stazione preistorica di Maragani.
La statuetta in bronzo del Melqart, rinvenuta dai pescatori saccensi nel mare di Capo San Marco, informa intorno alla frequentazione dei popoli del mare nel territorio saccense. I reperti archeologici ritrovati risalgono, quasi tutti, al periodo preistorico.
Suggeriamo, durante la visita ad Agrigento, di visitare la Casa natale e la tomba dello scritttore Luigi Pirandello.


ITINERARIO MEDIEVALE

Dalla piazza Scandagliato, in direzione del duomo, si incontra a destra la chiesa di Sant’Antonio Abate del XII secolo. Proseguendo, dietro il duomo, si possono osservare le imponenti absidi della chiesa normanna, si gira a destra per il vicolo Planeta (alzando gli occhi si notano elementi medievali dell’omonimo edificio) fino ad incrociare vicolo Gino, dove si erge la bella facciata di palazzo Ventimiglia, un edificio del XV secolo. Proseguendo per via Licata, un percorso a zig zag in salita porta a ciò che resta del castello Vecchio: il portale con lo stemma dei Perollo, una casa con androne e scala a risega. Non molto lontano da questo ambiente tranquillo, si raggiunge la chiesa di San Nicolò La Latina del XII secolo, con originale facciata e piccole absidi cilindriche. Salendo per via Castello si raggiunge la fortezza dei conti Luna, risalente al XIV secolo, oggi visitabile.
Arrivando in piazza Noceto, nel rione alto della città conosciuto come San Michele, si nota il grande edificio sacro di Santa Maria dell’Itria del XIV secolo, con interessante portale di ingresso (molto più bello l’interno della chiesa). Usciti dalla piazza, si osserva la fila delle cinquecentesche mura di Vega che continua a scendere per la via Porta San Calogero. Giunti nei pressi della chiesa Santa Maria delle Giummare, fondata nel XII secolo dalla contessa Giuditta, si noterà l’imponente facciata turrita, seduti su una panchina del tranquillo sagrato. Per una scalinata in discesa, si potrà raggiungere il suggestivo complesso di San Francesco risalente al XIII secolo. Altri monumenti medievali, siti in via Incisa, si trovano inclusi in altri itinerari.

 

ITINERARIO DELLE CHIESE

Dalla piazza Scandaliato, dove si erge la chiesa di San Domenico (XVI sec.), ci si immette nella contigua piazza Mariano Rossi e si raggiunge la storica via Incisa, dove si trovano la ex-chiesa di San Gerlando (XIV sec. ), la ex-chiesa di Santa Margherita (XIV sec.) e la chiesa del Carmine (XI sec.). Si prosegue per la via Gerardi per raggiungere, alla fine di via Licata, la chiesa di San Giuseppe (XVI sec.); tornando indietro sulla via Licata si osserva la chiesa di San Francesco di Paola (XVII sec.) e la vicina ex-chiesa di San Carlo (entrambe chiuse e quest’ultima – risalente al XV sec. - convertita in abitazione). All’incontro con via Roma, si noti l’imponente edificio del Collegio dei Gesuiti (XVII sec.) dietro il quale si trova la chiesa del Purgatorio (XIV sec.). Da lì si raggiunge facilmente il Duomo (XII sec.), dedicato alla patrona Maria Santissima del Soccorso. Altre chiese vengono citate in percorsi diversi. Se si vuole fare una puntata alla parte alta della città, vi si incontra la chiesa di San Michele (XVII sec.), la contigua chiesetta molto più antica, la chiesa della Badia Grande (XIV sec.), la chiesa di Santa Maria del Giglio (XIV sec.), la chiesa dell’Olivella (XVII sec.) e la chiesa di Santa Maria di Loreto (XVI sec.). Da segnalare la rupestre ex-chiesa di Sant’Onofrio (XVII sec.), fuori le mura. Scendendo per la panoramica via di Porta San Calogero, si raggiunge la monumentale chiesa delle Giummare (XI sec.) e, all’inizio di viale della Vittoria, la chiesa di Sant’Agostino (XVIII sec.).

 

ITINERARIO DEI PALAZZI NOBILIARI

Da piazza Scandagliato, all’incrocio con via Garibaldi, si nota la sobria ma elegante facciata del palazzo del Duca (XVIII sec.); sempre sul corso Vittorio Emanuele, al n. 160, si trova il palazzo Arone di Bertolino e al n. 192 il palazzo Tagliavia (XV sec.); elementi antichi si intravedono nella facciata del civico 185, che costituisce l’ex-casa dei Gesuiti (XV sec.), come pure nel vicino palazzo Montaliana (XV sec.) situato al n. 177. Più avanti, si trova il magnifico palazzo Steripinto (XV sec.) e, scendendo per via Gerardi, si percorre la storica via Incisa, dove prospettano la casa Perollo (XV sec.) e la casa-torre di Pardo (XIV sec.). Si prosegue sulla piazza Scandaliato, al termine della quale si trova il palazzo Maurici, con tracce medievali e, di fronte ad esso, il palazzo Manno (XVIII sec.). Sempre sul corso Vittorio Emanuele, al civico 81, spicca il palazzo Arone di Valentino (risalente al XV sec.) ed ancora più avanti il palazzo San Giacomo con corpi di età diversa. Imboccata la via Licata, al n. 21 si raggiunge Palazzo Graffeo, che risale al XV sec. Nella parallela via Molinari, al n. 1 si legge a stento l’antichità del palazzo Lauro (XVII sec.) con l’adiacente casa-torre medievale. Più avanti, all’incrocio con via Roma, si trova il palazzo Inveges (XVII sec.) da dove è facile raggiungere il punto di partenza.

 

ITINERARIO DELLE TERME

Questo itinerario permette di farsi un’idea di quella che è la più antica terma del Mediterraneo, come dimostrano le indagini archeologiche ed i reperti risalenti al Neolitico siciliano (le grotte vaporose del monte Cronio, come luogo di culto, sono frequentate da oltre quattromila anni). Partendo dalla villa comunale ci si dirige verso la zona termale, tramite la via Agatocle, fino allo Stabilimento Nuove Terme, dove si trovano presidi curativi per bagni, fanghi, inalazioni, fisioterapia e due piscine (una interna per la riabilitazione e l’altra nel parco). Accanto allo stabilimento, si trova il Grand Hotel delle Terme, pure dotato di reparti cura e di un centro benessere. Proseguendo a piedi per il Viale delle Terme si goda l’ampio panorama che spazia dal mare ai monti Sicani, di cui il monte Cronio è avamposto. Alla fine del viale, uscendo dalla cittadina, si scenda a destra verso la Valle dei Bagni dove si trova il vecchio stabilimento ottocentesco, che si raggiunge passando sopra un ponte medievale: nel vallone si noti lo scarico delle acque termo-minerali. Da qui si procede verso i Molinelli, che distano circa 500 metri (attenzione alle macchine, se a piedi) dove si trovano tracce dell’antica sorgente e la piscina scoperta (d’inverno è chiusa). In macchina, dalla via Aldo Moro si raggiunge la cima del monte Cronio per visitare le antiche grotte, la pineta, il santuario e l’Antiquarium (quando sarà riaperto dalla Soprintendenza alle Antichità di Agrigento). Se si è buoni camminatori, da via Limoni (laterale di via Aldo Moro) si può raggiungere l’antica via del Pellegrinaggio che si inerpica lungo la dorsale del Cronio e richede almeno un’ora e mezza.
Le grotte vaporose sono visitabili nelle ore in cui non vi sono curanti (in genere dopo le 10) ed offrono un’esperienza suggestiva con il caldo vapore proveniente dagli anfratti carsici del monte; adiacente, si trova la grotta di San Calogero, che non è invasa dal calore: qui visse il Santo che valorizzò le Terme nel V secolo d.C., ricordato da un pannello maiolicato che porta la data del 1545. Prima di scendere dal monte, consigliamo di visitare il santuario seicentesco e la vicina pineta.

 

ITINERARIO COSTIERO

In questo itinerario si intendono segnalare le principali attrattive del territorio osservato dal mare, indicando tra parentesi la distanza di ogni spiaggia, rispetto al centro urbano. Va precisato che il territorio di Sciacca è convenzionalmente segnato ad est dal fiume del Platani e ad ovest dal fiume Belice, pertanto è questa la zona costiera che viene presa in esame.
Partendo in barca dal porto di Sciacca, ci si dirige a levante e si scorge subito la Rocca Regina, un grosso scoglio legato al nome di Giulietta, figlia del conte Ruggero, non distante dal promontorio antistante lo stabilimento delle Terme, con una grossa apertura alla base (non praticabile, per caduta massi), denominato Coda della Volpe.
Proseguendo, si nota la spiaggia della fornace (circa 500 m), area dove per tradizione venivano lavorati oggetti in terracotta di uso quotidiano modellati dai figuli, eredi dell’antica tradizione di maiolicari che oggi trova espressione in diversi laboratori di ceramica. Nei pressi della spiaggia si trova l’edificio del Museo del Mare, già allestito ma ancora vuoto. Proseguendo verso est si incontrerà la spiaggia di Sovareto (3 km), molto frequentata per via delle presenze turistiche di Sciacca Mare. Ancora oltre, si trovano le spiagge di Lumìa (6 km), Timpi Russi (8 km), San Giorgio (9 km), Verdura (14 km) dove sorge l’omonimo Golf Resort.
Navigando ancora, si incontreranno le spiagge di Seccagrande (circa 17 km) e di Borgo Bonsignore (20 km); prossima a quest’ultima spiaggia si trova un’area attrezzata, che però non si vede dal mare; più avanti si trova la Riserva della Foce del Fiume Platani, proprio sulla spiaggia di Eraclea Minoa (circa 30 km), sede di un’oasi naturalistica e della vicina area archeologica.
Lasciando il porto di Sciacca diretti a ponente, si incontreranno le spiaggia dello Stazzone (circa 1 km), il Lido (circa 2 km), la Tonnara (3 km), la popolosa Foggia (5 km), la piccola spiaggia di Renella (circa 7 km), la lunga spiaggia di San Marco (9 km), la silenziosa caletta di Maragani (circa 12 km), la spiaggia a grandi ciottoli di Bertolino (circa 15 km) dove sfocia il Carboi. Più avanti, si trova l’ampia spiaggia di Porto Palo (circa 15 km), e a seguire la foce del fiume Belice (circa 25 km) che è un’area demaniale naturalistica.
Va ricordato che nell’antichità classica il territorio da Selinunte fino ad Eraclea Minoa ricadeva sotto l’influenza della città greca, generando non pochi contrasti di confine con Agrigento.

 

ESCURSIONE AL CASTELLO INCANTATO

A pochi chilometri da Sciacca, sul lato sinistro di via Ghezzi, si trova il castello incantato, un vero e proprio museo all’aperto con centinaia di teste scolpite nella pietra dall’artista Filippo Bentivegna, morto nel 1967. Il luogo, acquisito dal comune, è veramente suggestivo nelle ore del tramonto e la presenza di molti ulivi e mandorli lo rendono interessante in qualsiasi ora, perché il tempo qui è fermo, come se ogni cosa fosse incantata: camminando per i viali, il visitatore cercherà di dare una risposta alla domanda che questo luogo così originale gli pone: perché così tante teste? per terra, sugli alberi, sulle pareti di casa, accanto alle cave?

 

ESCURSIONE ARCHEOLOGICA

Il territorio vicino alla città di Sciacca presenta molte attrattive archeologiche: lungo la Statale che conduce ad Agrigento, si trovano il dolmen (in contrada Lumia), la necropoli preistorica di Tranchina (dopo San Giorgio), i resti della città greca di Eraclea Minoa (città e teatro), la Valle dei Templi di Agrigento con il relativo Museo Archeologico.
Uscendo ad ovest si può raggiungere Sambuca, nei pressi della quale si trovano resti dell’antica Adranone (città elimo-punica), i cui reperti sono in mostra presso l’Antiquarium di Sambuca. Proseguendo per la Statale 115 si raggiunge Selinunte con il suo grande parco archeologico. Da Sciacca si può raggiungere la graziosa Caltabellotta che, oltre al contesto medievale, presenta nelle sue alture numerose grotte preistoriche.

 

ESCURSIONI NELLE RISERVE E NELLE AREE ATTREZZATE

Da Sciacca, si possono raggiungere diverse riserve ed aree attrezzate della Provincia.Sei sono le aree attrezzate:

  1. Cannaria-Ficuzza, nel territorio di Caltabellotta;

  2. Magaggiaro, nel territorio di Menfi;

  3. Menta, nel territorio di Burgio;

  4. Monte Cronio, nel territorio di Sciacca;

  5. Monte Sara, nel territorio di Ribera;

  6. Risinata-Lago Arancio, nel territorio di Sambuca.

Tutte queste aree sono attrezzate per il pic-nic all’aperto con tavoli in legno o muratura, legna da brace, barbecue, servizi igienici, acqua potabile.

 

Le seguenti proposte di escursioni, con partenza da Sciacca, sono state pensate per durare mezza giornata e poter così usufruire della offerta culturale, gastronomica e relazionale che i paesi del circondario presentano. Si suppone che il turista sia munito di mezzo proprio.

Escursione a Burgio

Questo paese di 3500 abitanti, posto a 317 metri sul livello del mare, ha un'offerta turistica molto interessante. Si raggiunge dal bivio per Caltabellotta che si incontra prima del torrente Verdura, sulla Statale Sciacca-Agrigento: terminata la salita, al quadrivio, dopo aver superato il Crocifisso che si trova sul lato destro della strada, si gira a destra. Il paese dista una buona mezz'ora di macchina da Sciacca. Appena arrivati, visitate subito il convento dei Cappuccini dove è stata allestita la mostra permanente delle mummie appartenenti a religiosi e a civili risalenti al XVIII secolo. Si procede per il Museo della Ceramica, denominato Mu.Ce.B, situato nel monastero di Santa Maria delle Grazie, che si trova nella parte alta e contiene i reperti degli scavi effettuati nell'area tradizionale dei figuli (gli antichi ceramisti). Da visitare sono il castello di Gristia (XIV sec.), la chiesa Madre (XII sec.) di origini normanne ed il santuario di Rifesi, anch'esso normanno, situato nei pressi dell'area attrezzata denominata "Menta" che fa parte del bosco Sant'Adriano.
Tra le feste, vanno ricordate: la Vamparotta (16 gennaio), alla vigilia della festa di Sant’Antonio Abate, la festa del Santissimo Crocifisso di Rifesi (seconda domenica di agosto) e la festa padronale di San Giuseppe (27-29 agosto).
Burgio è rinomata per la produzione di terrecotte smaltate, decorate con i tipici colori locali, oltre che per la produzione di campane. Tradizionale è la riattata della domenica di Pasqua e la giostra di Ruggero in agosto.


Escursione a Caltabellotta

Oltre che dal bivio di Verdura, Caltabellotta si può raggiungere dalla strada che si snoda ad ovest di Sciacca. Dai suoi 900 metri di altitudine, si gode un panorama a 360 gradi che spazia dalla costa fino ai diversi paesi dell'entroterra, che si intravedono dall'area intorno alla Madrice (risalente al 1091), luogo antichissimo che qualcuno ritiene essere stato sede della città sicana di Camico. Il sito di Caltabellotta è stato frequentato sin dalla preistoria come testimoniano le numerose grotte e la necropoli su roccia che si nota all'ingresso del paese. Antica diocesi già nei primi secoli della cristianità, Caltabellotta è ricca di monumenti e la storia ricorda che nel suo territorio venne firmato nel 1302 l'accordo che pose fine alla guerra del Vespro. E' conosciuta anche per i ruderi del castello Luna (XII sec.) da cui si accede al famoso Pizzu, una rocca che offre una meravigliosa vista sulla costa e sul sottostamte paese, collocato scenograficamente come un presepe. Ed un vero presepe diventa Caltabellotta nel periodo natalizio, quando alcuni nativi (in tutto vi risiedono 5200 abitanti) rendono vive le usanze, i luoghi ed i prodotti locali per allietare i numerosi visitatori (il percorso termina presso la chiesa Santa Maria della Pietà a cui sono annesse due grotte preistoriche). Da visitare è anche l'eremo di San Pellegrino del XVIII secolo che presenta diversi ambienti ipogei chei nativi collegano alla leggenda di un grago che sarebbe stato abbattuto dal Santo. La festa più importante è comunque quella di Maria Santissima dei Miracoli (ultima domenica di luglio) con processione di simulacri e ori.


Escursione a Sambuca

Proprio all'inizio della fondovalle che conduce a Palermo, a meno di venti minuti da Sciacca, si raggiunge questo grazioso paese posto a 364 metri sul mare, nelle vicinanze del lago artificiale denominato Arancio. Gli abitanti, circa 6300, vivono di agricoltura e di pastorizia. Vi si trovano diverse chiese antiche, un museo etno-antropologico, un antiquarium e la fondazione Giambecchina che raccoglie parte delle tele del famoso artista siciliano: tutte queste attrattive si trovano lungo il corso principale.
L'area archeologica, di origine elima e sicana, si trova a 7 km dal centro abitato, sul vicino monte Adranone, mentre a 4 km si trova l'area attrezzata "Risinata"; tra i siti naturalistici, va ricordata la riserva naturale orientata di “Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco” che offre interessanti percorsi naturalisti e culturali. I Sambucesi aspettano tutto l'anno la festa della loro patrona, Maria Santissima dell’Udienza (terza domenica di maggio), con processione che si conclude all’indomani mattina, insieme a giochi pirotecnici e sfilata di bande musicali.


Escursione ad Eraclea Minoa

Uscendo da Siacca in direzione Agrigento, dopo circa mezz'ora si raggiunge il bivio per Eraclea Minoa che, in un quarto d'ora, conduce alla zona archeologica omonima posta proprio lungo la costa, anzi su una delle più belle coste dell'Agrigentino, impreziosita dalle marne calcaree di Capo Bianco e dalla riserva naturale orientata della foce del Platani. La vista è spettacolare, perchè dietro l'arenile è stata realizzata una lunga fascia verde costituita da pini ed eucalipti che rende incomparabile il binomio natura-archeologia. Come si deduce dal nome, il sito ha richiami mitologici e si ricollega alla saga di Minosse, il re cretese che inseguì in Sicilia l'architetto ateniese Dedalo per lo scherzetto che questi gli aveva combinato a Creta, facendo accoppiare con un artificio la moglie di Minosse con un toro.
La saga di Dedalo e Minosse risale al 1250 a.C., ma i resti di Eraclea Minoa risalgono al massimo al VII secolo a.C. e sono costituiti dal teatro (IV sec. a.C.), dalle abitazioni, dal tracciato viario e dalle fortificazioni (IC sec. a.C.). Il tutto si trova a sinistra del fiume Halikos (= salato), oggi denominato Platani, che segnava il confine non sempre pacifico tra il territorio di Akragas e Selinunte. Gli scavi del sito, iniziati nel 1950, hanno accertato una frequentazione fino al 70 a.C. I reperti rinvenuti sono oggi esposti nella sala dell'antiquarium, realizzato all'ingresso dell'area archeologica.


Escursione a Selinunte

Si raggiunge in circa mezz'ora dalla Statale 115, in direzione Castelvetrano. Fondata nel VII sec. a.C. da coloni provenienti da Megara Iblea, già un secolo dopo il suo territorio si estendeva fino al fiume Platani dove venne fondata la colonia di Eraclea Minoa.
Di Selinunte non si sapeva più niente fino a che non venne individuata da Tommaso Fazello nel XVI secolo; ma il suo sito venne scavato da Gabrici solo tra il 1915 ed il 1926. Il materiale rinvenuto si trova in parte presso il Museo Archeologico Regionale di Palermo, mentre il famoso Efebo si trova presso il Museo Civico di Castelvetrano. Il nome dell'antica città deriva da selinon che in greco indicava il prezzemolo selvatico,una pianta che qui cresceva spontanea e che oggi trova riscontro nelle antiche monete della città. La città ebbe una vita breve (circa duecento anni) ma raggiunse grande splendore con una popolazione di circa 110.000 abitanti: già assediata da Annibale nel 409 a.C., venne distrutta definitivamente dai Romani dopo la prima guerra punica nel 250 a.C.
Oggi, con i suoi 270 ettari, costituisce il parco archeologico più grande d'Europa (tel. 0924.46540 – 46277). Oltre ai templi, il parco comprende il santuario della Malophoros, una delle tante necropoli intorno a Selinunte, sito a circa 500 metri dalla foce del fiume Selinos, che nel suo Antiquarium espone parte delle oltre 12.000 figurine in terracotta dedicate a Demetra Malophoros (colei che porta il melograno), divinità legata al mondo della vegetazione. Proseguendo sul sentiero del santuario si raggiunge la mecroppoli di Manicalunga.
Con il biglietto del parco, si possono visitare anche le cave di Cusa che si trovano ad una decina di chilometri ad ovest di Selinunte, che costituisce l'area di calcarenite da cui era ricavato il materiale per la costruzione dei templi. Sulla collina orientale (altopiano di Marinella) si trovano i seguenti templi: tempio E, dedicato ad Era (Giunone), che si trova più a sud degli altri; tempio F dedicato a Dioniso o ad Atena; tempio G dedicato ad Apollo o Zeus che oggi è un ammasso di pietre ma che era uno dei più grandi dell'antichità.

L'acropoli era delimitata da due corsi d'acqua (oggi interrati) che la scorrevano ad est (Ipsas o Gorgo Cottone o) e ad ovest (Selinos o Modione) che si sviluppa sui due assi viari principali. Sull'acropoli si trovano diversi templi (A,B,C, D, O): tempio A dedicato a Castore e Polluce con segni di Tanit sul pavimento; tempietto B, di forma quadrata, dedicato ad Empedocle; tempio C dedicato a Demetra; tempio D dedicato ad Atena; tempio O, anch'esso dedicato a Castore e Polluce.

Oltre la collina Manuzza, si trova il tempio Y, ricostruito da diversi frammenti.

Tutti i templi sono rivolti ad este e, in alcuni di essi (E, tempietto delle piccole metope) sono state rinvenute delle metope, conservate presso il Museo Archeologico Regionale di Palermo. L'efebo di Selinunte è un bronzo cavo, alto 85 cm, rinvenuto nel 1882 ed acquisito dal Comune di Castelvetrano che lo espone nel Museo civico.

 

 

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